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Sviluppo professionale

La leadership di Sergio Marchionne

La leadership di Sergio Marchionne

Estratto dall’intervento di Tommaso Ebhardt, Direttore Bloomberg News Milano, Autore del libro "Sergio Marchionne" Sperling & Kupfer, ospite al Graduation Day MBA Imprenditori  - 8 ottobre 2020

Come ha fatto a diventare uno dei manager più dirompenti del nostro Paese, oltre che del settore automobilistico?
È stato un rivoluzionario, forse non pienamente compreso nel nostro Paese nella sua forza.
La sua storia, le sue imprese manageriali che hanno portato FIAT dall’essere un gruppo quasi fallito a uno dei gruppi più solidi del settore con un valore di oltre 60 miliardi sono note.

Le sue linee guida:

  • l’ossessione di mettere in ordine le cose e non fermarsi fino a che non si raggiunge l’obiettivo: per Marchionne ossessione era passione profonda e seguirla per lui era un dovere
  • bisogna rompere gli schemi: in un mondo globalizzato come quello in cui viviamo bisogna essere leader, bisogna vedere le cose da una prospettiva diversa
  • il grande leader non crede nel dettaglio, ma nella capacità di tracciare una strada, per poi chiedersi ogni giorno se si sta facendo la cosa giusta e se si può cambiare qualcosa: ogni direttiva deve essere temporanea, bisogna essere pronti a cambiare velocemente e prontamente strategia quando le condizioni cambiano.

Alla base del suo modo di agire c’è la cultura, il desiderio di studiare, di sapere. Questo permette di essere solidi e di improvvisare, quando serve.
Credeva nella consapevolezza, dei propri limiti e dei propri veri talenti. Onestà intellettuale e passione. Questo è quello che chiedeva a tutti, quando sceglieva i suoi collaboratori.

Marchionne è un uomo che ha fatto grandi cose, se ne è andato in silenzio, dopo aver sacrificato tanto soprattutto sul piano personale, perché credeva nell’importanza di fare la differenza. Non era uomo facile, ma era un leader indiscusso, che credeva nella sua squadra. Proteggeva il suo team e lasciava lo spazio per agire, aiutava ad andare oltre la propria zona di comfort, aiutava a crescere. Il suo stile di leadership è quello della “pentola a pressione”: andava sempre a velocità altissima, teneva tutti sotto pressione. Chi stava al suo fianco non poteva fermarsi. E lui c’era sempre.

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