Meno progetti, più intenzione: dove nasce l’innovazione che conta
28 Ottobre 2025
A cura di Mauro De Bona, Docente CUOA Corso Executive Innovation Strategy & Execution, Partner e Fondatore di Novalia
Negli ultimi anni abbiamo moltiplicato hackathon, task force e POC. Eppure, molte imprese confessano la stessa fatica: l’innovazione “si muove”, ma non sposta i risultati. I dati aiutano a capire perché: secondo uno studio del 2024 di Boston Consulting Group, l’83% dei vertici aziendali dichiara l’innovazione prioritaria, ma solo il 3% delle organizzazioni è davvero pronta a tradurla in impatto.
Il nodo non è “fare più cose”, è collegare in modo esplicito la strategia di business con quella di innovazione: quando il legame è forte, la quota di ricavi da novità cresce sensibilmente.
Primo tema: la disciplina delle scelte. In molte aziende il funnel è pieno, ma il portafoglio è confuso: iniziative che si accavallano, progetti senza sponsor, metriche di attività al posto di metriche di outcome. La vera leva non è accelerare ogni progetto, bensì decidere cosa non fare, riallocare risorse dove esiste un nesso chiaro con la strategia e misurare l’innovazione non solo per output (feature, rilasci) ma per valore generato (margini, quote, sostenibilità della filiera). Meno iniziative, più intenzione.
Secondo tema: allenare il “muscolo del futuro”. Anticipare trend e scenari non è un esercizio accademico: è una competenza economica. Una ricerca dell’università di Aarhus dimostra che le organizzazioni “future-prepared”, che praticano sistematicamente la corporate foresight e la collegano alle decisioni (budget, alleanze, roadmap), mostrano in media +33% di redditività e +200% di crescita della capitalizzazione rispetto ai peer meno preparati. Non magia: disciplina nel leggere i segnali deboli e nel trasformarli in scelte coraggiose ma coerenti.
Chi guida persone e risultati è chiamato a riflettere sull’equazione di valore che, oggi, unisce i progetti di innovazione agli obiettivi di business. È importante inoltre valutare quali segnali deboli vengano effettivamente trasformati in decisioni concrete e quali, invece, rischino di essere trascurati.
Solo integrando “disciplina” strategica e capacità di visione, le aziende possono quindi rendere l’innovazione un vero acceleratore di crescita.