In occasione dell’ultimo Career Workshop degli Alumni CUOA abbiamo avuto modo di confrontarci con gli esperti di Intoo (GiGroup Holding) sul tema delle transizioni professionali nelle diverse età e, più in generale, sulla crescente complessità del mercato del lavoro. Saturazione delle posizioni, altissima mobilità, skill gap e “crisi” dei canali tradizionali rendono la ricerca di lavoro un processo sempre più competitivo.

Parlando di competitività, branding, contatti freddi e caldi, ci siamo resi conto di una cosa: la ricerca del lavoro funziona come un funnel di vendita. Immaginiamo, quindi, il percorso di ricerca di lavoro come un imbuto che si restringe progressivamente:

  • Top of Funnel: qui troviamo il volume più ampio di attività. Candidature inviate su LinkedIn, job board, siti aziendali, invii spontanei ad APL (Agenzie per il Lavoro) e CPI (Centri per l’Impiego). È la fase di massima esposizione, ma anche quella con il minor tasso di conversione.
  • Middle Funnel: screening dei CV, primo contatto telefonico, eventuale passaggio da agenzia ad azienda. Qui il numero di opportunità si riduce drasticamente.
  • Lower Funnel: il primo colloquio con l’azienda. A questo punto il candidato è entrato nel vivo del processo di selezione.
  • Bottom of Funnel: la proposta di lavoro. Solo una piccola percentuale di chi parte dal top arriva fino in fondo.

Non si tratta però di una semplice metafora, per quanto efficace; al contrario, pensiamo di trovarci di fronte a un vero e proprio paradigma. Il mercato del lavoro è un mercato come tutti gli altri: stiamo cercando di vendere il nostro tempo e le nostre competenze in cambio di un salario. Quindi non conta tanto il tipo di prodotto che vendiamo, quanto piuttosto come ci distinguiamo dalla concorrenza e quali problemi concreti possiamo risolvere per il cliente (l’employer).

Ma in ogni vendita complessa, serve una strategia. Qui entra finalmente in gioco il network. In un mercato saturo, il networking è la leva che permette di saltare i primi due livelli del funnel e arrivare direttamente al colloquio. Costruire relazioni professionali significa essere presenti dove le opportunità nascono, prima che vengano pubblicate. Come nelle vendite, il network è un acceleratore: se è fondamentale per chi vende, perché non dovrebbe esserlo per chi cerca lavoro?

Per CUOA Business School è un “asset” inestimabile, ma per molti nostri Alumni ed ex allievi – l’abbiamo visto in alcuni volti e sguardi nel corso dell’evento – è un concetto ancora difficile da visualizzare o da accettare. Quello che cerchiamo di fare tutti i giorni con il nostro lavoro è innanzitutto coltivare relazioni autentiche, a partire dalla dimensione micro delle nostre aule fino alla dimensione macro dell’ecosistema di professionisti e imprese che gravita attorno alla nostra Scuola. Fare networking non significa solo partecipare a eventi o aggiungere contatti su LinkedIn, vuol dire condividere competenze ed essere visibili nelle community di settore. Vuol dire metterci la faccia, stringere mani e scambiare esperienze e contatti.

La chiusura di piattaforme storiche come InfoJobs e Monster è un segnale inequivocabile: il modello “applica e aspetta” è in declino. Le aziende cercano sempre più candidati attraverso canali diretti, community professionali e networking. Crescono le piattaforme verticali e gli ecosistemi basati su relazioni, dove la qualità conta più della quantità. La ricerca di lavoro oggi richiede un approccio strategico: gestire il proprio funnel, investire nel networking e nel personal branding. Non è più sufficiente inviare CV: bisogna essere proattivi, visibili e credibili. Chi adotta questa mentalità ha più chance di arrivare alla proposta. JobCarer Center e CUOA Business School vivono questa realtà tutti i giorni, cercando di aiutare Alumni ed ex allievi – ma anche le aziende – a navigare questo panorama in profonda evoluzione e affermandosi come partner affidabili nella creazione di reti di valore.