Cos’è il Private Equity?

Scopri come fondi e holding supportano la tua azienda per crescita, innovazione e ricambio generazionale. Analisi dei vantaggi e rischi.

Il Private Equity è un tipo di investimento che può rappresentare una soluzione efficace per le PMI che desiderano crescere, affrontare la transizione generazionale o migliorare la propria competitività. Tuttavia, la decisione di aprirsi a questo tipo di investimento deve essere ben ponderata e valutata con attenzione. È fondamentale, infatti, trovare un partner di Private Equity che condivida la visione a lungo termine dell’azienda e che sia disposto a collaborare attivamente per raggiungere gli obiettivi strategici.

Cos’è il Private Equity?

Il termine “Private Equity” si riferisce a investimenti nel capitale di aziende tendenzialmente non quotate. Gli operatori di Private Equity investono in aziende più o meno consolidate, a differenza del venture capital che si concentra sulle startup. Talvolta, gli investitori di Private Equity possono anche considerare aziende quotate con l’obiettivo di ritirarle dal mercato azionario e renderle private. Questi investitori possono acquistare partecipazioni di minoranza, di maggioranza o l’intero capitale dell’azienda. Si tratta di investimenti che mirano a far crescere il valore delle aziende nel tempo (attraverso miglioramenti operativi, acquisizioni, ecc…), per poi rivedere la partecipazione con un profitto.

Tipologie di Investitori

Il mercato del Private Equity vede la partecipazione di vari tipi di investitori, tra i quali citiamo, in questo contributo, i più significativi:

  • Fondi di Investimento: sono operatori che raccolgono capitali da investitori istituzionali e privati per investire in un portafoglio diversificato di società non quotate o in società quotate. Acquistano quote di minoranza o di maggioranza nelle imprese target, con l’obiettivo di supportarne la crescita attraverso capitali, competenze manageriali e strategiche, un network di contatti, assumendo spesso un ruolo attivo nel miglioramento della governance aziendale. L’obiettivo è generare un rendimento per gli investitori attraverso la crescita del valore delle partecipazioni e la successiva vendita (exit) dopo un arco temporale di circa 4 – 6 anni. Generalmente organizzati come società di gestione del risparmio (SGR) o entità simili, gestiscono uno o più fondi con una durata limitata (solitamente 10-15 anni). Le decisioni di investimento e gestione delle partecipazioni sono prese dal team di gestione del fondo.
  • Holding di Investimento: le holding di investimento specializzate in Private Equity in Italia sono strutturate come società per azioni (SPA) o come SICAV o SICAF di diritto lussemburghese. A differenza dei fondi, le holding non hanno tempi prestabiliti di durata dei propri investimenti. Sono società che detengono partecipazioni in una o più altre società con l’obiettivo di controllarne la gestione e la direzione strategica. Possono avere un orizzonte temporale di investimento più lungo rispetto ai fondi e non hanno necessariamente l’obiettivo di una vendita in tempi predefiniti.
  • Club Deal: i Club Deal sono veicoli di investimento costituiti per condurre un investimento in un’unica società, capitalizzati da un gruppo di investitori privati, spesso organizzati da un operatore specializzato (come una private bank). Gli investitori partecipanti possono essere imprenditori e manager che offrono know-how oltre al capitale, specialmente se l’investimento riguarda settori in cui hanno esperienza diretta.
  • SPAC (Special Purpose Acquisition Company): le SPAC sono società costituite per raccogliere capitali e quotarsi in Borsa con l’obiettivo di utilizzare quei capitali entro un determinato lasso di tempo (in genere due anni) per acquisire una partecipazione in una società target non quotata e poi deliberare la fusione inversa della target nella SPAC, rendendo così la società acquisita automaticamente quotata in borsa. Gli investitori della SPAC hanno il diritto di recedere dall’operazione se non sono d’accordo, recuperando il loro investimento.

Il rapporto tra Private Equity, Club Deal e Holding di Investimento è caratterizzato da un’interazione complementare che offre diverse modalità di finanziamento e supporto alle aziende. Mentre il Private Equity fornisce capitali significativi e competenze manageriali, i club deal offrono maggiore autonomia decisionale agli investitori, e le holding di investimento operano come investitori di lungo termine, gestendo e coordinando le attività delle società controllate. Una SPAC rappresenta diversamente un percorso alternativo per una società in portafoglio di un fondo di investimento o di una holding per accedere al mercato dei capitali pubblici: invece di un’IPO tradizionale, la società si fonde con una SPAC già quotata.

In sintesi, lo spettro delle possibili soluzioni e strumenti permette alle aziende di scegliere l’opzione più adatta alle proprie esigenze di crescita e sviluppo. I vari strumenti offrono diverse modalità di investimento nel capitale delle imprese, con differenti strutture, orizzonti temporali e livelli di coinvolgimento nella gestione. La scelta dello strumento più appropriato dipende dagli obiettivi degli investitori, dalla strategia e dalle caratteristiche delle imprese target e dalle condizioni del mercato.

Possibili vantaggi dell’investimento nel Private Equity

Raccolta di risorse finanziaria: quando la crescita impone nuove sfide e i canali di finanziamento tradizionali appaiono limitanti o poco attraenti, il Private Equity si presenta come un’opzione e un’alternativa potente e concreta. Offre risorse fresche per alimentare l’espansione, investire in nuove opportunità e rafforzare la struttura patrimoniale senza l’onere del debito.

Oltre il capitale, la crescita di competenze: contrariamente a quanto si possa pensare, il valore del Private Equity travalica l’aspetto puramente finanziario. Apporta e introduce nel tessuto aziendale un bagaglio di competenze manageriali e strategiche potenzialmente di alto livello. È un’opportunità per affinare la governance, ottimizzare i processi operativi e infondere una nuova visione strategica. Peraltro, nell’era della trasformazione digitale, il Private Equity può rappresentare un partner strategico in un percorso di innovazione, fornendo non solo i capitali necessari per investire in soluzioni all’avanguardia, ma anche favorendo sinergie e relazioni per amplificare potenziale innovativo dell’azienda.

Supporto nei momenti di cambiamento: in situazioni delicate come un cambio al vertice o un passaggio generazionale, il Private Equity può intervenire come un elemento di stabilità e rinnovamento. Nelle aziende familiari, il delicato momento del passaggio generazionale può rappresentare una sfida decisamente complessa. Il Private Equity offre una soluzione per garantire la continuità aziendale quando gli eredi non sono pronti o interessati a subentrare. Facilita il trasferimento di proprietà e supporta le nuove generazioni con manager esperti, assicurando una transizione fluida e orientata alla crescita futura.

Supporto alle strategie di internazionalizzazione: l’obiettivo di varcare i confini nazionali trova nel Private Equity un alleato potente. Non solo fornisce le risorse finanziarie necessarie per l’internazionalizzazione, ma apre anche le porte a un network globale di contatti e opportunità. Questa rete può facilitare l’ingresso in nuovi mercati, la creazione di partnership strategiche e l’espansione dell’orizzonte commerciale.

Il Private Equity si configura pertanto come una leva strategica poliedrica per le PMI. I vantaggi e gli scenari illustrati evidenziano come il Private Equity possa essere una risorsa preziosa per le PMI in diverse fasi del loro ciclo di vita, offrendo non solo capitali, ma anche competenze e supporto strategico per favorire la crescita e la competitività.

La Governance come prerequisito per un dialogo serio

Un’adeguata **governance non è un optional**, ma un elemento fondamentale di credibilità e attrattività per un fondo di Private Equity. Un’azienda con una governance solida dimostra maturità, serietà e una visione di lungo termine, aumentando significativamente le probabilità di avviare e concludere con successo una partnership con un fondo. È un segnale che l’azienda è ben gestita e pronta per affrontare le sfide della crescita con un partner finanziario.

Gli operatori di Private Equity investono ingenti capitali e necessitano evidentemente di minimizzare i rischi. Una governance chiara, con processi decisionali definiti, controlli interni efficaci e trasparenza informativa, riduce significativamente la percezione di rischio operativo e finanziario dell’azienda target. Il Private Equity punta alla creazione di valore, vale a dire incrementare il valore dell’azienda in un orizzonte temporale definito. Una governance efficace facilita l’implementazione e l’execution di strategie di crescita, l’ottimizzazione delle performance e l’attrazione di talenti manageriali di alto livello, tutti fattori chiave per la creazione di valore.

I rischi del Private Equity per le PMI

Nonostante i benefici che il Private Equity può apportare, le PMI devono considerare attentamente alcuni rischi inerenti a questa forma di investimento.

Diluizione del Controllo

Un aspetto primario da valutare è la potenziale **perdita di controllo decisionale**. I fondi di Private Equity frequentemente acquisiscono una partecipazione di maggioranza o una minoranza qualificata con un peso significativo nelle scelte strategiche. Questo implica che l’imprenditore potrebbe dover cedere o condividere la gestione della governance aziendale. È importante considerare che, anche in presenza di una partecipazione di maggioranza, gli investitori di Private Equity riconoscono il valore dell’esperienza dell’imprenditore, il quale possiede una conoscenza approfondita del mercato, dei prodotti, dei processi interni, della clientela e della concorrenza. Pertanto, pur potendo il fondo avere l’ultima parola su alcune decisioni, nella prassi si instaura spesso una dinamica di collaborazione e confronto tra le parti.

Tuttavia, se l’azienda non è incline a concedere una porzione rilevante del controllo gestionale, il Private Equity potrebbe non rappresentare la soluzione più appropriata. Se l’imprenditore non è disposto a cedere una quota significativa del controllo decisionale o a condividere la governance con investitori esterni, il Private Equity, che normalmente richiede una partecipazione di maggioranza o una minoranza qualificata con diritti di governance, potrebbe non essere compatibile con le sue aspettative. Di fatto, le realtà aziendali con una cultura aziendale fortemente centralizzata attorno alla figura dell’imprenditore, dove le decisioni vengono prese spesso in modo unilaterale, potrebbe faticare ad adattarsi a un modello di governance più collegiale e orientato al consenso tipico dell’ingresso di un fondo di Private Equity.

Divergenze di obiettivi

Un ulteriore rischio da considerare riguarda potenziali **conflitti di interesse**. Gli investitori di Private Equity sono primariamente orientati al rendimento del capitale investito, un obiettivo che potrebbe non sempre coincidere con le priorità dell’imprenditore o della proprietà familiare. Ad esempio, l’imprenditore potrebbe avere una visione differente in merito alla strategia di uscita proposta dal fondo, specialmente se questa implica la cessione dell’azienda a un concorrente.

Potrebbe quindi emergere un disallineamento a livello di orizzonte temporale. Se l’obiettivo primario dell’azienda è la continuità generazionale e una crescita costante nel lungo periodo, senza una pressione per una massimizzazione del valore in un orizzonte temporale di medio termine (come spesso richiedono i fondi), il Private Equity potrebbe non essere la soluzione ideale. Com’è noto, i fondi hanno tipicamente un orizzonte di investimento di 5-6 anni, al termine del quale cercano di realizzare il proprio investimento.

Pressione sulla performance

Infine, è frequente che gli investitori di Private Equity definiscano obiettivi di crescita ambiziosi, esercitando una **pressione significativa sul management aziendale**. Questa sollecitazione può derivare dalla necessità di conseguire risultati finanziari elevati in un orizzonte temporale relativamente breve, con potenziali ripercussioni sulla ponderazione delle decisioni strategiche e operative.

È inoltre utile tener presente alcuni errori che i fondi di Private Equity hanno a volte commesso e che hanno contribuito a generare in alcuni casi una certa diffidenza sul loro operato. Ad esempio, un errore comune può essere l’acquisizione di aziende caricandole di debito eccessivo; una simile strategia può mettere a rischio la stabilità finanziaria dell’azienda e limitare la sua capacità di investire in crescita e innovazione. Un ulteriore errore può essere rappresentato da un processo di **integrazione culturale inadeguato**: la mancata integrazione culturale tra il fondo di Private Equity e l’azienda target può portare a conflitti interni e a una diminuzione della produttività. È essenziale che i fondi di Private Equity comprendano e rispettino la cultura aziendale per garantire una transizione armoniosa.

Conclusioni

In conclusione, valutare l’opzione del Private Equity può essere una scelta strategica per le aziende che cercano di crescere rapidamente e di migliorare la loro struttura manageriale e finanziaria. Tuttavia, è importante considerare le condizioni interne ed esterne che possono influenzare il successo di tali operazioni. I rischi evidenziati impongono una valutazione attenta e ponderata prima di accettare investimenti di Private Equity.

Da un lato le PMI devono considerare non solo i benefici finanziari, ma anche le implicazioni a lungo termine sulla **governance, la strategia e la cultura aziendale**.

Dal punto di vista del Private Equity, è auspicabile un approccio sempre più strategico e orientato alla creazione di valore condiviso. Prima di intavolare qualsiasi discussione, il fondo dovrebbe dedicare tempo e risorse per comprendere a fondo il modello di business dell’azienda, il suo settore di riferimento, i suoi punti di forza e di debolezza, la sua cultura aziendale e le sue ambizioni a lungo termine. Questa preparazione dimostra un serio interesse che va oltre il mero investimento.

In tal senso il focus del fondo dovrebbe sulla creazione di valore a lungo termine: il dialogo non dovrebbe concentrarsi unicamente sui risultati finanziari a breve termine, ma soprattutto sulle strategie per costruire un valore sostenibile nel tempo. Tutto questo dovrebbe includere, ad esempio, confronti e ragionamenti comuni su innovazione, espansione in nuovi mercati, miglioramento dell’efficienza operativa, sviluppo del capitale umano e sostenibilità.

A cura di Francesco Gatto, Responsabile Centro di Competenza Finance CUOA

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