di Paolo Gubitta e Mirca Toniolo

Cinzia Barra ripercorre la carriera in amministrazione, finanza e controllo e il passaggio al temporary e fractional management. Un’esperienza utile in CdA per interpretare i numeri, porre domande scomode e distinguere responsabilità operative e indipendenza.

Il tuo percorso si è sviluppato in amministrazione, finanza e controllo. Quali sono stati i passaggi chiave?
Ho iniziato con quattro anni di audit in una Big Four, imparando a leggere i bilanci e a confrontarmi con i vertici aziendali. Poi sono entrata in azienda come controller, lavorando in settori diversi, fino ad assumere la responsabilità dell’amministrazione e del controllo di gestione e diventare CFO. Nell’ultima esperienza ero anche componente del management team della società italiana e presentavo i risultati al CdA della controllante estera. Il filo conduttore di questa parte della mia carriera è il passaggio dall’analisi di un bilancio già redatto alla comprensione di come si costruiscono i dati e del loro significato gestionale e strategico. Penso anche che il metodo acquisito nell’audit mi abbia accompagnata in ogni ruolo che ho ricoperto.

Oggi lavori come temporary e fractional CFO. Cosa utilizzi dell’esperienza precedente e cosa è cambiato?
Porto le competenze di analisi e pianificazione in imprese che hanno bisogno di una direzione finanziaria per un periodo definito o per una parte del tempo. Le affianco nei passaggi generazionali, nelle difficoltà di cassa o nella preparazione di piani per dialogare con investitori e banche. A cambiare è la mia posizione: unisco la prospettiva di un advisor al lavoro operativo sui dati, entrando nel team aziendale. Tengo però distinti i ruoli: dove sono CFO, anche temporary o fractional, non assumo ruoli di governance, perché «non posso contestarmi da sola». È utile che altri professionisti mettano in discussione i numeri e le valutazioni che porto al consiglio, facendo emergere aspetti che dall’interno potrei non cogliere.

Quale contributo può portare questa esperienza al ruolo di consigliere indipendente?
Penso sia duplice. Il primo è la capacità di leggere i numeri in chiave gestionale e collegarli alle scelte strategiche: conoscere come si forma un dato aiuta a interpretarlo. Il secondo è la conseguenza del primo ed è la capacità di porre domande scomode nel modo giusto, cioè introdurre dubbi utili al processo decisionale, per valutare meglio un investimento o intervenire per tempo su una difficoltà. Chi vive ogni giorno l’azienda può percepire i segnali di crisi senza avere subito la chiarezza per agire. Uno sguardo esterno può aiutare a riconoscerli e a ragionare sulle alternative, contribuendo alla qualità delle decisioni.

Profilo


Cinzia Barra, laureata in Economia e commercio con doppio titolo delle Università di Torino e Nizza. Ha maturato un’esperienza in audit, controllo di gestione e direzione amministrativo-finanziaria in imprese di diversi settori. Oggi opera come temporary e fractional CFO. Diplomata Master in Business & Technology e allieva del corso Il Ruolo di Consigliere Indipendente CUOA. Fa parte del comitato ANDAF Piemonte e Valle d’Aosta, con delega allo sviluppo dei soci.