Una mattina al CUOA, tra generazioni diverse e lo stesso futuro

Una lezione assieme alla propria figlia, una riflessione sull’intelligenza artificiale, e uno sguardo diverso sul futuro.
Questo contributo nasce dall’esperienza del nostro allievo Fabrizio Nicastro, che nella sua newsletter di LinkedIn “Fuori dall’algoritmo” ha condiviso la giornata di formazione vissuta al CUOA insieme alla figlia. Un episodio personale che diventa occasione per interrogarsi su come sta cambiando il rapporto tra tecnologia, apprendimento e pensiero.

Il testo riportato è solo un estratto dell’intero articolo. Clicca qui per leggere tutto.

Dalle elementari all’università, senza passare dalle medie.

Pochi giorni fa mia figlia Adele ha ricevuto il diploma della scuola primaria. Sabato mattina era seduta accanto a me in un’aula del CUOA Business School, davanti a Fabio Candussio, docente anche all’Università La Sapienza di Roma. In meno di ventiquattr’ore è passata dalle elementari all’università. Senza nemmeno passare dalle medie.
Naturalmente non doveva sostenere esami. Non doveva comprendere ogni modello organizzativo, conoscere la supply chain o distinguere un’AI tradizionale da un sistema di AI agentica. Era lì con me. E la sua presenza ha cambiato il modo in cui ho ascoltato tutta la lezione.

Metamorfosi

Il titolo era Metamorfosi. Non cambiamento. Metamorfosi. Una parola scelta per descrivere ciò che sta accadendo alle aziende davanti all’intelligenza artificiale, alla velocità della tecnologia e a una complessità che non riusciamo più a controllare con le vecchie regole. Ma mentre ascoltavo, continuavo a guardare Adele. Perché per noi l’intelligenza artificiale rappresenta una trasformazione. Per lei farà semplicemente parte del mondo. Noi ricordiamo quando non esistevano gli smartphone. Quando per collegarsi a Internet bisognava occupare la linea telefonica. Quando un’enciclopedia era una fila di volumi pesanti dentro una libreria. Quando per ottenere una risposta bisognava cercarla, confrontarla e spesso aspettare.

Un tempo diverso

Lei sta crescendo in un tempo diverso. Un tempo in cui può formulare una domanda e ottenere immediatamente un testo, un’immagine, una spiegazione o una soluzione. Un tempo in cui gli strumenti non si limitano a eseguire comandi. Parlano. Suggeriscono. Correggono. Sembrano comprendere. Per la sua generazione, l’AI non sarà una tecnologia da adottare. Sarà un ambiente nel quale crescere. Ed è forse questa la parte più difficile da comprendere per noi adulti. In azienda discutiamo ancora se usare ChatGPT, Copilot, Claude o Gemini. Ci chiediamo quale licenza acquistare, quale progetto avviare e quanto tempo potremo risparmiare. I ragazzi che stanno crescendo oggi, invece, non discuteranno se usare l’intelligenza artificiale. La utilizzeranno come noi utilizziamo un motore di ricerca, una calcolatrice o il navigatore. Senza percepirla necessariamente come qualcosa di straordinario. La vera differenza non sarà quindi tra chi usa l’AI e chi non la usa. Sarà tra chi la utilizza per ampliare il proprio pensiero e chi la utilizza per evitarlo.

Sabato Adele non avrà compreso tutto ciò che è stato detto in quell’aula. Sarebbe stato strano il contrario. Ma era presente mentre degli adulti provavano a ragionare sul futuro. Un futuro che, in realtà appartiene molto più a lei che a noi. Noi stiamo cercando di adattarci. Lei e i suoi coetanei cresceranno già dentro questa metamorfosi. Dopo il diploma delle elementari, Adele è entrata per una mattina in un’aula universitaria. Forse non ricorderà i modelli, i grafici e le definizioni. Spero le rimanga almeno una cosa. Le macchine cambieranno molto più velocemente di noi. Ma la direzione non dovrebbe essere decisa soltanto da loro.

Un ringraziamento particolare al CUOA Business School , alla redazione e a Fabio Candussio, non soltanto per il valore della lezione, ma anche per avermi permesso di portare Adele con me. Un gesto di disponibilità che ha trasformato una mattinata di formazione in qualcosa di molto più personale. Per me, l’occasione di condividere con mia figlia una parte importante del mio percorso. Per lei, forse, solo una mattina trascorsa in mezzo a parole, grafici e concetti ancora lontani. Ma anche il primo ingresso in un luogo in cui si prova a comprendere il futuro prima che diventi presente. E forse la formazione inizia proprio così: entrando in un’aula anche quando non si possono ancora comprendere tutte le parole.