Come si porta l’esperienza manageriale in un consiglio di amministrazione? Massimo Guiducci racconta il passaggio dalla distribuzione al coaching e il valore dell’ascolto per contribuire alle scelte strategiche e supportare le decisioni al vertice.

Hai lavorato nella grande distribuzione e nel cash and carry. Quali differenze e quali competenze comuni?
Nella grande distribuzione si ragiona per aggregati di consumo, rivolgendosi a molti clienti. Nel cash and carry, invece, la relazione è più diretta e il singolo cliente può generare anche qualche milione di euro di fatturato annuo. A cambiare, quindi, è il modo di organizzare il servizio. Il tratto comune è la capacità di tradurre gli obiettivi di business in processi e attività, organizzando il lavoro delle persone. In un progetto con Boston Consulting Group, ad esempio, avevamo misurato le singole attività per utilizzare meglio le ore lavorate e migliorare il servizio al cliente. Quando acquisisci il metodo, lo puoi trasferire ovunque.

Oggi ti occupi di executive coaching e mentoring. In cosa consiste questa attività e quanto conta il tuo passato manageriale?
Oggi affianco chi guida l’impresa e le prime linee nei passaggi in cui una scelta strategica deve tradursi in dare priorità al team e disegnare ruoli e deleghe. L’esperienza manageriale mi aiuta a comprendere i problemi e a collegare le decisioni ai risultati attesi. Nella mia carriera manageriale, ho partecipato a comitati esecutivi, presentando progetti e rispondendo delle risorse impiegate e dei ritorni economici. Adesso metto questa esperienza al servizio di imprenditrici, imprenditori e manager. Il coaching, invece, mi ha richiesto un cambiamento: ero abituato ad agire e reagire, ho dovuto imparare ad ascoltare prima di intervenire. Inoltre, ho compreso che pur avendo una solida esperienza manageriale, acquisendo specifiche skills su ambiti legal e governance, avrei completato la mia preparazione professionale a 360°.

Come può questa doppia esperienza contribuire al lavoro di un consigliere indipendente?
Può aiutare a valutare come dare attuazione alla strategia, con quali assetti organizzativi e competenze. Si sa che il consigliere indipendente contribuisce all’indirizzo, alla supervisione e alla qualità delle decisioni, rispettando il perimetro del management. L’ascolto permette di far emergere prospettive diverse e stimolare il confronto e può essere di particolare utilità quando al vertice ci sono componenti delle famiglie proprietarie che magari hanno obiettivi di medio-lungo termine non coincidenti. Nel mio lavoro ascolto separatamente le parti e facilito una comunicazione che riduca le occasioni di scontro: nei CdA si può fare la stessa cosa.

Profilo

Massimo Guiducci vive a Verona. Laureato in Economia alla Sapienza di Roma, ha conseguito l’MBA full time presso Istao e l’Executive MBA part time presso CUOA Business School , ha maturato tre decenni di esperienza manageriale nella GDO e nel cash and carry, con ruoli apicali in primarie realtà. Oggi si occupa di consulenza strategica e organizzativa, executive coaching e mentoring. Appassionato di tennis, è stato maestro e continua a praticarlo.

Intervistato da Paolo Gubitta e Mirca Toniolo