a cura di Luca Valerii, Faculty Member CUOA Business School.

Con l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 96/2026, che recepisce la Direttiva europea 2023/970, la trasparenza retributiva diventa un elemento strutturale della gestione del personale. Gli obblighi introdotti – dall’indicazione della retribuzione iniziale negli annunci, al divieto di chiedere ai candidati la retribuzione attuale, fino alla condivisione dei criteri e delle medie retributive per livello – impongono alle aziende di strutturare, rivedere e comunicare in modo chiaro le proprie politiche retributive.

Questo vale anche a fronte dello sforzo del legislatore di semplificare gli adempimenti: la presunzione di equivalenza delle mansioni per chi ha lo stesso inquadramento contrattuale, il rinvio al CCNL e agli accordi aziendali per la definizione dei criteri di progressione retributiva, e l’esclusione delle componenti variabili dal calcolo della retribuzione media da comunicare su richiesta del dipendente. Nonostante queste semplificazioni, per le aziende resta indispensabile una riflessione approfondita sui fattori che guidano le scelte retributive e sulla loro misurazione.

Un esempio concreto: molte imprese potrebbero voler legare la retribuzione di un ruolo all’esperienza complessiva maturata, includendo quella svolta in aziende precedenti. In questo caso sarà necessario iniziare a raccogliere e tracciare sistematicamente il dato relativo all’esperienza pregressa, così da poter spiegare eventuali differenze retributive interne.

Per le realtà più strutturate diventa inoltre fondamentale dotarsi di strumenti di gestione, come sistemi di classificazione e pesatura delle posizioni, griglie salariali, matrici di merito e sistemi di valutazione coerenti, che supportino decisioni eque e trasparenti.

Ma la vera sfida è culturale. La trasparenza non è solo un esercizio tecnico: richiede formazione dei manager, una comunicazione interna chiara e un impegno autentico verso l’equità. Le aziende che sapranno cogliere questa occasione diventeranno più credibili e più attrattive per i talenti, soprattutto per le nuove generazioni che chiedono coerenza, responsabilità e chiarezza.

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